Flos

Agli inizi degli anni '60 mentre si va sempre più diffondendo il mobile di qualità manca in Italia una produzione di lampade con cui completare i nuovi arredamenti moderni. Nessuno si era ancora posto il problema.

Nel 1961 Dino Gavina si lascia convincere ad organizzare una Società per la produzione di apparecchi illuminanti, sapendo di poter contare sulla genialità di Pier Giacomo Castiglioni e sui consigli di Carlo Scarpa. Nasce la Flos. Gavina chiama Maria Simoncini e Cesare Cassina nel consiglio di amministrazione, mentre i fratelli Castiglioni e il giovane Tobia Scarpa ricevono l'incarico d'impostare una produzione che risponda alle nuove necessità nell'arco di pochi anni la nuova impresa si impone all'attenzione mondiale come prima azienda moderna del settore. Dopo un primo periodo Dino Gavina sposta la sede sociale da Merano a Nave di Brescia.

Nulla è probabilmente più lontano dalla "condizione naturale" di una lampada della Flos. Non certo perché si tratta di apparecchi per l'illuminazione artificiale (i casi di antropomorfismo, per esempio, in questo settore, non si contano), bensì perché la qualità di oggetto di industrial design, che è l'essenza di questa produzione, ha come sua condizione l'essere artificiale, l'essere cioè forma inventata per un contesto inventato.

Ormai, tra tecnica e forma, tra materia e forma, e così via, vanno lette come un sistema complesso di rapporti, nel quale può bensì di volta in volta essere emergente un aspetto (si pensi al materiali e alla forma dei Cocoon), ma che sempre tende a proporsi come forma compiuta rispetto alle sue relazioni interne, ma capace di comunicare e quindi di esistere solo nel contatto con quell'altro sistema di rapporti che è lo spazio e la fruibilità in cui si colloca.

L'attenzione tecnologica, strumento non rinunciabile di qualsiasi progettazione, assume qui talvolta il valore di stimolo determinante, tal'altra si dissolve in puro mezzo operativo, sempre e comunque trova nel collocquio tra progettisti e produttori il campo per esplicarsi nella ricerca delle risoluzioni formali più logiche. Tanto da indurre, ove lo si ritenga utile, allo studio e alla produzione dei dettagli più minuti (interruttori, spine, ecc.),oppure, e per contro, all'assunzione di parti o di tecniche provenienti da settori produttivi del tutto estranei, con tutta la spregiudicatezza di chi, appunto, usa la tecnologia industriale come uno dei mezzi espressivi caratterizzanti.

Capita a volte di sentir dire, con intento di lode, che un prodotto industriale è "bello come una scultura"; probabilmente nulla è più dispregiativo di questo per un prodotto di design. E ciò non certo si neghi il valore estetico che ne è il fondamento, ma piuttosto perché pare di sentire affiorare, sottogiudizi di questo tipo, quel bagaglio di pregiudizi che vorrebbero il bello astratto dall'utile e comunque ascrivibile ad un momento contemplativo avulso dal tempo presente, dallo spazio del vivere quotidiano. Le lampade della Flos non sono belle come una scultura; sono belle come un prodotto industriale.

La Flos ha iniziato la sua produzione agli inizi degli anni '60, valendosi della progettazione di Pier Giacomo Castaglione, del fratello Achille e di Tobia Scarpa, chiamati da Dino Gavina.

 

Toio

P.G. Castiglioni 1961

 

Arco

P.G. Castiglioni 1962

 

Taccia

P.G.Castiglioni 1961

Black & White

P.G. Castiglioni 1965

Relemme

P.G.Castiglioni 1962

Splugen Brau

P.G.Castiglioni 1962

Light Ball

P.G.Castiglioni 1961

Snoopy

P.G. Castiglioni 1962

 

Biagio

Tobia Scarpa 1968

Foglio

Tobia Scarpa 1966

 

Nictea

Tobia Scarpa 1962

Fior di loto

Tobia Scarpa 1961

 

Jucker

Tobia Scarpa 1964

Taraxacum

P.G.Castiglioni 1961